18.6.05

Silenzi insostenibili (parte terza) 

[ho abbandonato per un po’ questo blog. Scrivo quando ho qualcosa da scrivere, non per imbrattare carta]

Il silenzio è spazio per pensare, proprio quel che la società moderna vorrebbe che non facessimo più. Perché se non pensiamo allora compriamo, votiamo seguendo gli slogan invece che le nostre idee, ci svaghiamo secondo i cliché imposti dal mercato e dimentichiamo: dimentichiamo quel che è successo ieri, dimentichiamo ciò che davvero è importante, dimentichiamo chi siamo. Dimentichiamo persino quanto il silenzio sia incomparabilmente bello e, aspetto ancor più importante, necessario. È grazie al silenzio, infatti, grazie al nostro silenzio che possiamo ascoltare gli altri ed esserne ascoltati.

13.3.05

Le opere dimenticate (parte settima) 

Invito i miei lettori a suggerire ulteriori spiegazioni al fenomeno. Nel frattempo concludo sottolineando come, a fronte di una enorme produzione che merita pienamente l’oblio, esistano testi che davvero dovrebbero essere recuperati, autori che dovrebbero essere riscoperti. Lancio pertanto un appello: chi conosce libri, di saggistica e di narrativa, di grande valore culturale o letterario, i quali ormai sono fuori edizione o difficilmente reperibili, li segnali su questo blog. Chissà che non si possa costituire una biblioteca del sommerso.

20.2.05

Silenzi insostenibili (parte seconda) 

Quando però il silenzio non veicola un significato immediatamente decodificabile, come può avvenire in una situazione lavorativa, in un momento d’intimità o durante una partita a scacchi, ecco che diviene insostenibile o imbarazzante. Credo che questo dipenda dalla nostra insicurezza: il silenzio ci pone davanti al mistero, alla necessità di interpretare i pensieri altrui, in un’ultima analisi a un vuoto che ci spaventa. Per questo comunemente si avverte il preciso bisogno di riempire il silenzio, di dire qualcosa: non solo per stimolare l’interlocutore a fare lo stesso, ma soprattutto per evitare di pensare, per evitare di mettere in discussione l’altro e se stessi, per evitare di lasciare spazio… allo spazio. Allo spazio per il nuovo, allo spazio per lo spirito critico, allo spazio per la riflessione, che sempre più, al giorno d’oggi, è trascurata, rimandata, tralasciata, abbandonata in favore di uN universo di stimoli cognitivi e di provocazioni sensoriali.

12.2.05

Le opere dimenticate (parte sesta) 

Ho esposto due possibili ragioni per spiegare il fenomeno dei libri dimenticati: il problema della traduzione e la perdita di attualità.
Esiste un’altra spiegazione, di stampo prettamente commerciale: gli editori immettono quantità via via maggiori di testi sul mercato, spingendo sugli acquisti con quantità ingiustificabili di nuovi titoli ogni anno. Risulta evidente che quelli vecchi, a meno che non garantiscano un indice di vendite elevato, finiscono per essere eliminati dalla linea editoriale.
Perché questo non avviene con i classici o comunque con le opere di autori dal nome ormai consolidato? La risposta è già compresa nella domanda: perché la loro fama ne garantisce la vendita, perché hanno un mercato. Un autore, invece, che magari ha scritto un solo capolavoro, magari influenzato da una forma o un contenuto tipici di un certo periodo, si prestano a essere etichettati come “fuori moda” e a cadere nell’oblio.

7.2.05

[Il ritorno] 

Librog e Narrablog riprendono la propria attività dopo circa otto mesi di silenzio. Otto mesi durante i quali nella mia vita sono accadute tante cose. In principio avevo sospeso la scrittura degli articoli per mancanza di tempo; poi ho pensato di trasformare i due blog in un unico sito più ricco, organico e completo. A quel punto sono andato all’estero e non ho quasi toccato un computer per mesi. Quindi sono tornato e sono stato travolto da tanti impegni, tutti ovviamente prioritari e tutti invariabilmente gravosi.
Ho pensato più volte di chiudere queste pagine, o di trasformarle, o di costruirmi un sito personale senza bisogno di aggiornamenti. Mi sono ricordato, però, la promessa che avevo fatto a me stesso nel creare Librog e Narrablog: questi due contenitori mi avrebbero accompagnato sino alla pubblicazione del mio primo libro.
È tempo, quindi, di rimettersi al lavoro.

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